Francesco Volpato

Francesco Volpato, scultore, maestro vetraio e direttore artistico della prestigiosa casa di opere vetrarie “La Murrina” di Venezia, utilizza per le sue sculture materiale vitreo policromo prodotte attraverso un’unica fusione da un solo blocco di vetro di grandi dimensioni: questa è una caratteristica propria di questo artista che lo differenzia dagli altri maestri vetrai di Venezia che invece realizzano le loro sculture, anche quelle di notevoli dimensioni, assemblando parti di vetro più piccole e di colore diverso.
Ha iniziato,come il mitico “apprendista stregone” di memoria Disneyana,a mesticare con l’alchimia del vetro,con le spalle volte al mondo ed il viso ancora imberbe,alla bocca infuocata del forno .lì è iniziata la sua corsa alla trasformazione degli elementi primordiali,fusi e modellati nelle forme primigenie della sua vita artistica. Con materie e cromie immerse nel fuoco amico ,Francesco ha iniziato la sua “creazione “.Il suo “patto” col Dio Vulcano,fatto con endogena coscienza,ciò è stata la condizione pagata e programmata per la sua esistenza.

Il fuoco ,dal volgo tanto temuto è diventato per lui il tramite per costruire e “solidificare” le fragili-forte idee. Così ,potremmo descriver concisamente l’inizio della vita artistica di Francesco Volpato,ma sarebbe solo un piccolo frammento del grande mosaico che costituisce la sua attività. Ora Francesco ha completato le sue esperienze alchemico-scentifiche necessarie per un maestro di “fornace” e il suo impegno è volto alla creazione di forme che tendono a significare molti altri aspetti della vita e della avventura umana. Qui gioca la fantasia,la poesia,vedi le forme dei cuori spezzati, la musica,la sintesi della forma-colore,tutto oltre la casualità amalgamante della fusione calorica.

Il maestro vuole e rincorre costantemente l?eccezionalità e sovente la raggiunge, vuole il godimento estetico del volume “galleggiante” dentro il suo segno, tracciato quale periferia contenente la forma inventata. Egli perciò ricorre all’oltre della manifestazione plastica di “vetro” ed invade la superficie e piana della tela bianca la quale diventa campo aperto nel quale l’artista stabilisce i suoi limiti e vi segna i punti focali dove “gelare” le sue cromie.
Francesco sperimenta in pittura materia da lui trasformata ed elaborata chimicamente e fisicamente , egli riduce il vetro in polvere policroma quasi per “Azzerare”la fase precedente del suo prodotto per poi ricostruire immediatamente qualcosa di nuovo un passo più avanti. Tutto ciò senza pensare a Maestri ai quali inconsciamente deve qualcosa: Pollock, De Kooning, Hartung, artisti che Francesco accosta dopo aver percorso altre “altre” vie.

Tuttavia le tele di Volpato sono significanti di espressioni diverse da quelle dei suddetti Maestri. Il sentiero che egli stesso si è tracciato come sul bordo di un ipotetico vulcano è ben diverso da quello che la coltura occidentale americana ha disegnato per Pollock nelle strade di New York e le praterie dei Navaho o quello di De Kooning anch’esso fautore della “action painting” americana, o il sentiero percorso da Hartung giunto al “tachisme” con gesto rapido e tagliente. Francesco ha ignorato questi percorsi di maestri d’oltre oceano , è la sua produzione nasce e cresce dentro la fornace quasi come dentro un “ring” dove il boxer tempra le sue forze e procede “contro”. Le sue rare “evasioni” dal quotidiano, sono ossigenazioni donate dalla sua famiglia, dai suoi amici lagunari, dagli svaghi comuni a tutti, ma il suo pensiero resta costantemente davanti al fuoco della fornace,la dove ha sempre appuntamento con se stesso ,la dove trova le risposte che tutti i giorni egli ha bisogno di ricevere le intime domande che il suo cuore pone al suo cervello.

 

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