Galdino Pavan

Protagonista assoluto delle opere di Galdino Pavan è il colore, capace di assumere una funzione autonoma  dalle  forme, dilatandosi sulle superfici attraverso i suoi infiniti passaggi tonali. Gli interessi verso l’Informale e le ricerche sulla percezione visiva hanno spinto l’artista verso una sperimentazione cromatica incentrata sull’indagine delle potenzialità espressivo-percettive del colore. Steso attraverso decise pennellate (Dolce intrigo, Verso futuri incontri) o per ampie campiture (Rosse vibrazioni, e Selvaggio respiro), il colore è concepito come espressione dell’intimità profonda dell’essere, per cui la vibrazione tonale rimanda a uno strato denso di significati. Di fronte al “cromatismo astratto” di Galdino, lo sguardo del fruitore è costretto a una reazione emotiva: la percezione del colore fa emergere sensazioni,  ricordi, intime associazioni. Alla base della libertà espressiva e comunicativa delle stesure cromatiche, ci sono il rigore e la costanza del metodo di lavoro, per cui ogni opera costituisce un tassello della ricerca dell’artista e vede il suo potenziale sviluppo nell’opera successiva. Affascinato dal concetto orientale di spazio come infinito e dall’esaltazione del valore del vuoto. Il vuoto spaziale, che si crea ai lati e ai margini della tela o della carta ha una funzione dialettica, in quanto si dà solo in rapporto allo spazio pieno e viceversa. Significativa è l’opera  Rosse vibrazioni, in cui i diversi campi tonali non risultano precisamente delimitati, ma vaghi e indefiniti. Evidenti per alcuni aspetti sono i richiami alle grandi stesure cromatiche di Mark Rothko, in cui la materia fluida dilaga sulla superficie, formando campi omogenei di colori fluttuanti e impalpabili.

Roberta Gubitosi

 

Ha esposto :

 

  • Equilibrio Precario
  • Rosse Vibrazioni
  • Selvaggio Respiro